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Design Scandinavo: Finlandia

Da Marta Bizzari

La sorprendente bellezza finlandese si nasconde nel suo stesso territorio, tra distese di abeti scuri e innumerevoli laghi che ne caratterizzano l’aspetto. Circa un terzo della popolazione di questo paese vive nel Circolo Polare Artico, luogo remoto e ostile dove ancora oggi alcuni Sami si dedicano all’allevamento delle renne. Il clima rigido e le condizioni territoriali ostili hanno forgiato il carattere dei Finlandesi, diventati con l’esperienza grandi esperti di problem solving.

I Finlandesi, di origine scandinava e baltica, sono conosciuti per il loro carattere tenace, duro, forte e pacato. La loro essenza caratteriale si può riassumere con il termine “Sisu”, una sorta di motto che spinge a fare quello che deve essere fatto, ad ogni condizione. Il loro temperamento forte e pragmatico si riflette anche nello sviluppo del design, si manifesta infatti una marcata perseveranza nel raggiungere il giusto equilibrio tra forma, funzionalità e scelta del materiale. Il loro carattere taciturno viene compensato da una spiccata espressività che emerge nelle manifestazioni artistiche. Il design finlandese è stato spesso criticato per il suo aspetto un po’ troppo elitario e distante dal vero stile scandinavo. Ancora oggi però sono molti i prodotti che vengono realizzati in edizione limitata per permettere ai designer di sperimentare in libertà e per preservare la produzione artigianale.

Lo sviluppo del design finlandese ha risentito molto dell’influenza del controllo prima svedese e poi russo, terminato con il collasso dell’Unione Sovietica e con l’ottenimento dell’indipendenza da parte della Finlandia. In questo contesto lo sviluppo del design è stato plasmato da un movimento nazionale romantico ispirato al celebre poema epico finlandese Kalevala del 1835. Il richiamo a questa opera ha segnato la svolta nell’affermazione dell’identità nazionale del paese, che l’ha riconosciuta come simbolo di patriottismo e di appartenenza. Nel periodo tra le due Guerre il paese è entrato in una fase di austerity che ha avuto una grande ripercussione sul mondo del design: in questo periodo si realizzano oggetti in vetro e mobili economici. Dopo la Seconda Guerra Mondiale emerge una nuova concezione estetica che pone la dimensione psicologica e fisica dell’uomo in stretta connessione con gli oggetti. Negli anni ’50 si assiste al “Milan Miracle”, molti prodotti finlandesi, eleganti e allo stesso dall’anima semplice, vengono esposti e acclamati con entusiasmo alla triennale di Milano.Gli anni ’60-’70 sono considerati la “golden age” del design finlandese, che in questo periodo si diffonde in tutta l’Europa portando un’originale personalità artistica e un’innovazione singolare oltre i confini del paese. La crisi petrolifera degli anni ’80 rallenta la produzione di oggetti in vetro, che richiedevano molta energia per poter essere realizzati. Proprio sull’onda di questo avvenimento, il design si sposta verso un approccio più razionale, molto attento all’applicazione dei principi dell’ergonomia. Tra gli anni ’80 e ’90 però il design riprende la sua crescita, influenzato da un movimento post-modernista diffuso a livello internazionale.

Il design finlandese incarna la vera essenza dell’anima nordica ed esprime attraverso le sue forme semplici e originali la vera essenza scandinava, concentrata da sempre sul rapporto imprescindibile tra uomo e natura.

Alvar Aalto, Savoy Vase, 1936

Il design di Aalto è caratterizzato da forme che richiamano il mondo naturale, lo dimostra infatti questo meraviglioso vaso in vetro che ricorda l’aspetto dei famosi laghi finlandesi. Si pensa anche che la forma possa essere stata scelta in riferimento al cognome del designer, che tradotto nella sua lingua madre significa “onda”. Le forme morbide ed asimmetriche del vaso sono la piena espressione del tentativo di astrazione della natura. Queste linee informi sono il simbolo del design scandinavo relativo al dopoguerra.

Antti Nurmesniemi, Coffee Pot, 1957

Questa graziosa caffettiera realizzata per Wärtsilä è diventata un’icona del modernismo finlandese, perché si distacca dalle classiche forme tondeggianti delle caffettiere tradizionali per presentarsi con forme più adatte all’estetica industriale. I colori (rosso, giallo, azzurro) proposti per questa caffettiera pensata per l’uso quotidiano sono stati scelti dalla moglie del designer, Vuokko Eskolin.

Set di caffettiere
Foto: Moma

Ilmari Tapiovaara, Domus stacking chair, 1946

Questa solida sedia realizzata in betulla e compensato sagomato è stata progettata per l’ostello studentesco Domus Academica di Helsinki. Il designer ha dedicato tutta la sua attività allo studio e allo sviluppo di sedie multifunzionali. Tapiovaara, funzionalista e pioniere del mobilio knock-down, ha puntato sullo sviluppo di sedie economiche, efficienti e di facile assemblaggio adatte alla crescita del mercato delle esportazioni. Proprio per questo motivo si è dedicato alla realizzazione di sedie facilmente smontabili che potessero essere spedite oltreoceano.

Friedl Holzer-Kjellberg, Rice-pattern bowl for Arabia, 1943

Questa designer di origine austriaca ha sperimentato per dieci anni la tecnica del rice-pattern, che consiste nell’intagliare un pattern dalla forma molto simile a quella dei chicchi di riso in un finissimo strato di porcellana, così da creare una delicatissima incisione aperta. Lo strato di porcellana veniva poi coperto con uno smalto trasparente per proteggere i punti più delicati. Questo pattern delicato ed elegante richiama sicuramente un’influenza orientale, in particolare giapponese.

Kaj Franck, Teema tableware per Arabia, 1977-80

Questa brocca appartiene alla collezione Teema, della quale fanno parte in tutto diciannove pezzi di design dalla forma geometrica che riflettono il gusto del designer. Nella sua carriera, Franck ha realizzato numerosi prodotti democratici e funzionali dedicati alla produzione di massa come questi, dedicandosi però in parallelo anche alla produzione di pezzi artistici in edizione limitata.

Brocca
Foto: Iittala

Fatemi sapere nei commenti qual è il vostro prodotto preferito,

Marta ?

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